Buchi neri, supernove, l’Universo e l’origine della vita sulla Terra e la pessima salute della ricerca scientifica

Botta e risposta, a distanza, tra l’astrofisica Margherita Hack e il chimico Corrado Malanga.

Buchi neri, supernove, l’Universo e l’origine della vita sulla Terra e la pessima salute della ricerca scientifica
in Italia



Secondo gli scienziati, nella nostra galassia ci sarebbero almeno 400 miliardi di stelle e di pianeti. In tutto l’Universo, oltre 100 miliardi di galassie, ciascuna con centinaia o migliaia di miliardi di stelle. Cifre incredibili. Per fare luce su molti aspetti legati all’Universo abbiamo sentito l’opinione di una delle principali personalità della comunità scientifica italiana, l’astrofisica Margherita Hack, che ha dedicato gran parte della sua vita allo studio delle stelle e che attualmente dirige il Centro Interuniversitario Regionale per l’Astrofisica e la Cosmologia (CIRAC) di Trieste.

Massimo Bonasorte: Studiosi franco-americani hanno recentemente proposto un modello di Universo finito e di forma dodecaedrica. Qual è la sua opinione?

Margherita Hack: «Mi sembra assurdo, perché le osservazioni effettuate attraverso l’esperimento italiano Boomerang e con il satellite americano WMAP indicano che l’Universo è piano, cioè obbedisce alla geometria euclidea, e perciò è infinito nel tempo e nello spazio».

Corrado Malanga: premesso che noi siamo all’interno di un luogo di punti definito universo e premesso che per noi è impossibile avere un punto di riferimento esterno, non possiamo avallare alcuna ipotesi di struttura del contenitore che ci contiene. In altre parole, è assurdo sostenere che l’Universo sia piano, poiché il termine di geometria euclidea non possiede alcun significato se trattato come parametro universale. Va altresì notato che solo un approccio non basato sulla matematica consente di stabilire qualcosa sulla forma dell’universo.
Se cioè utilizziamo l’approccio scientifico matematico costruito all’interno del nostro cervello dal nostro lobo sinistro (la razionalità) non potremo che avere risposte risibili. Se invece affrontiamo il problema lavorando e ragionando con il lobo destro del nostro cervello (il lobo del sentire dentro le sensazioni) allora possiamo avere la sensazione di quello che sta fuori.
L’universo ha componenti virtuali (lo spazio il tempo e l’energia) e componenti reali (la Coscienza). Le componenti virtuali sono immagini di una finzione creata dalla Realtà Reale cioè dalla Creazione iniziale. Anche Platone immaginava l’Universo con la figura di un solido quasi perfetto: il dodecaedro.
Se dovessi dare un giudizio tra il grado di conoscenza delle cose di Platone e quello della Hack, beh il curriculum di Platone parla da solo.

M.B.: Qual è la sua concezione di vita nel cosmo al di fuori del nostro sistema solare?

M.H.: «Pensare che la Terra sia un fenomeno unico è estremamente improbabile. Nel 1995 fu scoperto il primo pianeta extrasolare e, da allora, in otto anni ne sono stati individuati più di cento. Quindi, oggi si comincia a pensare che quando si forma una stella in molti casi si origina anche un sistema planetario. Quelli scoperti finora sono pianeti molto grossi, vicini alla loro stella e troppo caldi, quindi non adatti alla vita. Ciò non vuol dire che non esistano altre “Terre”, perché i metodi utilizzati non sono sufficientemente sensibili. Speriamo che i grandi telescopi in costruzione in questi anni siano in grado non soltanto di individuare nuovi corpi, ma anche di catturarne immagini. Attualmente la probabilità di un contatto, anche solo elettromagnetico, con eventuali forme di vita è molto bassa, perché le distanze sono enormi e la velocità della luce è un limite insuperabile. Inoltre, c’è il problema della finestra temporale: anche se venissero mandati segnali per identificare la nostra o loro presenza, bisognerebbe possedere un modo di pensare simile, le stesse conoscenze astronomiche e lo stesso grado di sviluppo».

C.M.: Mi sembra di capire che la scienza ufficiale stia dicendo per bocca della Hack che quando si vede qualcosa allora quella esiste, ma se non si vede quella cosa non esiste. Bisogna allora attendere che la professoressa Hack veda qualcosa prima di dire che c’è. Ma se per caso la Hack non avesse mai ricevuto una lettera direbbe che i postini non esistono. A meno che la Hack non si fidasse di qualche suo amico che avesse ricevuto una lettera e che cominciasse a dire… ma qualcuno deve esistere che porta le lettere, oppure esse si creano da sole nella buca delle lettere? E la buca delle lettere chi l’ha messa lì dov’è? Forse Dio all’inizio dei tempi? Oppure ancora peggio… se non mi scrive nessuno vuole dire che non c’è nessuno! In altre parole se gli alieni ci fossero mi scriverebbero sicuramente. Siccome non ricevo lettere dagli alieni, o essi ci sono ma non conoscono la posta, oppure non si sono accorti di me. Certo ci viene un sospetto: perché mai un alieno dovrebbe dire qualcosa alla Hack?

M.B.: Cosa pensa dell’impegno per progetti di ricerca come il SETI? M.H.: «Il SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence) è un progetto che ha pochissime probabilità di riuscita, d’altra parte è l’unico modo non fantascientifico che si possa immaginare per individuare altre forme di civiltà. Per ora il risultato è negativo, tuttavia se non si continua a provare non si troverà nulla, quindi vale la pena tentare».

C.M.: Il direttore del Seti Italia Giancarlo Genta, qualche anno fa in una conferenza a Cagliari davanti a settecento persone, disse: «La ricerca del Seti non serve a niente, ma siccome gli Americani ci hanno regalato un’apparecchiatura obsoleta che a loro non serviva più, abbiamo pensato di utilizzarla per la ricerca degli alieni, che tanto non troveremo mai, ma siccome non si spende nulla, abbiamo deciso di fare questa ricerca lo stesso». Se Genta lavorasse nell’industria, e non nell’università, sarebbe stato licenziato in trenta secondi dopo un discorso del genere.

M.B.: In America finanziano progetti di ricerca a lungo termine per futuri viaggi interstellari, cosa ne pensa?

M.H.: «La NASA non sovvenziona più il SETI, ma finanzia esplorazioni nel sistema solare, per esempio si pensa a nuove esplorazioni lunari o a una missione umana nel 2020-30 su Marte, nel cui sottosuolo probabilmente c’è abbondanza di acqua e dove si spera di trovare batteri o fossili di batteri. Potrebbero esserci elementari forme di vita come anche nel sottosuolo dei due grandi satelliti di Giove, Europa e Callisto».

C.M.: C’è qualcosa che non torna nei processi mentali della professoressa Hack. Prima dice che bisogna attendere la prova per dire che ci sono altri pianeti, poi dice che c’è acqua nel sottosuolo marziano. Ma come, non aspetta di vedere l’estrazione di almeno una tonnellata di quel prezioso liquido per dire che non è fantascienza? I progetti di ricerca americani sulla –  come dicono loro – “conquista dello spazio” sono risibili. Nessuno al mondo crederebbe che si possa “conquistare” lo spazio mandando cinque disgraziati a cavallo di una pallottola alta trecento metri che si chiama Titan. Solo Giulio Verne aveva immaginato qualcosa del genere. La scienza è diventata peggio della fantascienza?  

M.B.: Secondo lei, la vita sulla Terra potrebbe essere il risultato di impatti meteorici?

M.H.: «Mi sembra più probabile che la vita si sia formata sul nostro pianeta nei vasti oceani primordiali sotto l’azione della luce ultravioletta dei fulmini. A conferma di ciò, alcuni biologi hanno ricreato in un’ampolla un “miscuglio” simile a quello degli oceani primordiali e l’hanno bombardato con luce ultravioletta analoga a quella dei fulmini e, con una certa facilità, si sono formati amminoacidi, i veri primi mattoni della vita».

C.M.: Gulp! Ancora la storia del brodo primordiale. Questa storia risale al 1952 e, sebbene sia un esperimento carino da effettuare, è totalmente irriproducibile.
http://www.cosediscienza.it/bio/07_vita.htm
La professoressa Hack dovrebbe invece leggere i lavori di Ilia Prigogine (premio Nobel per la biologia – era un chimico – sulla termodinamica dei processi irreversibili), poi i lavori del noto biologo Cavalli Sforza, quindi i lavori pubblicati su “Sciente” dell’Università di Firenze sul Dna del Neanderthal e del Cro Magnon, infine i lavori di un suo molto noto collega Fred Hoyle: «La teoria di Darwin è sbagliata e continuare a seguirla è un impedimento alla corretta scoperta della teoria evoluzionista». Nel suo libro Mathematics and Evolution, l’autore, scopritore dei buchi neri, sostiene l’ipotesi che l’uomo è venuto dallo spazio sotto forma, forse, di forme di vita ancora poco evolute, in un progetto inseminativo universale (Panspermia). Hoyle dice: «Multiple iniezioni genetiche extraterrestri possono avere successo solamente se sono tutte in possesso del medesimo codice genetico. Alla fine ciò si riduce al prerequisito che tutti gli imput extraterrestri debbano avere la stessa origine. Qual è la probabilità che ciò accada? Un singolo input di informazione genetica può spiegare l’origine della vita sulla Terra». 

M.B.: Qual è la percentuale di un possibile impatto tra un grande meteorite e la Terra?

M.H.: «Più che meteorite direi asteroide. La probabilità è molto bassa, però sappiamo che ci sono numerosissimi pianetini con diametri da 10 a 100 metri che orbitano alla stessa distanza Sole-Terra e che vengono chiamati NEO (Near Earth Orbiting Objects), cioè oggetti orbitanti vicino al nostro pianeta. Non si può escludere del tutto che qualcuno di questi corpi possa venire a impattare sulla Terra con velocità 10, 50 o 60 chilometri al secondo, producendo danni paragonabili a un’esplosione atomica. Nel caso di un impatto imminente, comunque, la tecnica astronautica oggi ha raggiunto una tale perfezione da poter inviare contro questi piccoli pianetini delle piccole cariche esplosive in modo da deviarne l’orbita».

C.M.: Non appare dello stesso parere la Nasa, che recentemente ha avvertito la popolazione che fra una trentina d’anni (trentadue per la precisione) un asteroide di trecento metri di diametro potrebbe cadere sulla Terra con una probabilità di 4 su 10. L’impatto produrrebbe la quasi totale estinzione della vita su questo pianeta.
Bisogna sottolineare ancora una volta non solo come gli scienziati vadano dicendo cose contrastanti tra loro, ma che la probabilità che uno sputo di formica possa deviare un asteroide lontano da noi nel tempo più di trent’anni è incalcolabile. In altri termini, nessuno è in grado di fare un calcolo così preciso. I lavori scientifici del Sepra con una tesi di laurea sull’argomento, di qualche anno fa, mostrano come non sia possibile nemmeno prevedere dove rientrerà un pezzo di spazzatura spaziale se decidesse di cadere sul pianeta. Figuriamoci un asteroide fra trent’anni. E questa sarebbe la nostra seria scienza? Basata sull’osservazione e sul rigore scientifico?

M.B.: Può spiegare ai nostri lettori che cosa sono i buchi neri e a che punto si è giunti nel loro studio?

M.H.: «I buchi neri sono regioni dello spazio in cui la densità della materia è talmente alta che neanche la luce riesce a sfuggire al loro campo gravitazionale. Oggi ci sono fortissimi indizi a favore dell’esistenza di buchi neri al centro delle galassie, forse di tutte.
È molto probabile che ce ne sia uno al centro della Via Lattea. Grazie ai potenti telescopi dell’ESA, infatti, è stato possibile misurare l’orbita di una stella distante appena 17 ore/luce (tre volte il raggio del sistema solare) dal centro della nostra galassia. Eseguendo complessi calcoli si è potuto dedurre che dentro questo raggio è contenuta una massa pari a 3,26 milioni di masse solari. È come se entro un raggio appena tre volte maggiore di quello del sistema solare ci fossero affollati più di tre milioni di soli. Mi sembra un indizio molto forte dell’esistenza di un buco nero».

C. M.:  Va altresì ricordato che i buchi neri evaporano. L’evaporazione di questo luogo di punti è legato alla teoria della zero point energy, per cui un punto in cui non c’è niente invece sarebbe costituito da una particella di materia e una di antimateria che si annullano a vicenda. Ma questo “niente”, vicino ad un buco nero interagirebbe con la parte antimateriale. Il buco nero si scioglierebbe come neve al sole e butterebbe fuori la parte materiale avanzata. (Hawking)
Ma forse Hawking si sbagliava?
http://www.edizioninottetempo.it/htmls/buchineri.htm

M.B.: Alcuni ritengono che i buchi neri rappresentino una sorta di porta dimensionale. È solo una fantasticheria o potrebbe essere davvero così?

M.H.: «Beh, queste sono un po’ fantasie. Si può immaginare cosa succede all’interno di un buco nero se nulla può uscirne, e qualcuno ha ipotizzato che in realtà i buchi neri sfocino in un altro universo, sotto forma di buchi bianchi, cioè portatori di energia, ma non ci sono verifiche. Più fisicamente accettabile è il fatto suggerito dal celebre scienziato americano Steven Hawking, secondo il quale anche dai buchi neri la materia può uscire, sia pure in tempi molto lunghi».

C. M.: La teoria dei buchi neri è legata alla piegatura dello spazio-tempo. Se la piegatura dello spazio tempo non esistesse la teoria dei buchi neri andrebbe quanto prima rivista. Ebbene, sembra proprio che la piegatura dello spazio-tempo sia ormai sorpassata da un pezzo. http://www.members.aol.com/einsteinhoax/hoax.htm

 


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