LE CORDINATE DEL ATTACO ALIENO

Signs: le coordinate dell’attacco alieno



“C’è un’intelligenza in tutte le cose e tutto accade per una ragione” (da “X-files”).
A metà strada fra “La guerra dei mondi” e “Independence day” (ma senza astronavi megagalattiche), il nuovo capitolo del regista de “Il sesto senso” e del meno riuscito “Unbreakable”, sembra occuparsi di fantascienza, in realtà è denso di risvolti introspettivi. Non mancano, comunque, i riferimenti a casi “ufologici”: la notizia del rapimento di un contadino (A. Villas Boas, 1957), i numerosi avvistamenti su Città del Messico, la Pennsylvania (1) – dov’è ambientata la pellicola di M. Night Shyamalan – e soprattutto l’agghiacciante scena che ricorda il caso Varginha (Brasile, 1996).
Nella prima parte, in verità un po’ lenta, il ritrovamento del crop circle (ben realizzato), la convulsa agitazione degli animali (“come se avvertissero la presenza di un predatore”) che pian piano passa agli umani e una frammentaria ricognizione della composizione, inducono ad una prima ipotesi: “Non è opera dell’uomo, quale macchina può piegare gli steli senza spezzarli?”.
Quindi “O il fenomeno è frutto di una mistificazione… o fondamentalmente è tutto vero”.
La spiegazione (nel film) data alle incredibili formazioni, che come nella realtà aumentano vertiginosamente, è che i crops servano per coordinare l’attacco alieno, un’ipotesi per certi versi simile a quella sviluppata da alcuni studiosi per le “linee di Nazca”, considerate un antico astroporto.
La scienza ufficiale ascrive, invece, diverse interpretazioni a questo affascinante mistero: si passa da cause naturali come piccoli tornado (da “La Macchina del Tempo”), a malattie delle piante, fino agli scherzi degli onnipresenti “burloni”.
Burlare però, significa “prendersi gioco”; ma di chi? Di che cosa?
Inoltre “Se dovessimo sostituire in un museo alcuni quadri famosi con le loro copie, per non dire fotografie, pochi sarebbero in grado di accorgersene”(2).
Al contrario di ciò che accade per i cerchi (3), facilmente identificabili quando si tratta di mistificazioni: non perfetti, le piante vengono spezzate, i rilievi strumentali negativi, l’alterazione chimico-organica inesistente.
L’esistenza di falsi inoltre, implica necessariamente l’esistenza degli originali.
O è nata una nuova forma d’arte?
Arte significa anche “…dar parola alle immagini e sentirle come testimonianze presenti e conviventi di civiltà lontane che continuano a essere vive”(4).
Per questo i veri studiosi dei pittogrammi attribuiscono diverse accezioni che toccano le scienze considerate di frontiera: paranormale, esoterismo, alchimia, fino alle alte punte (come nel film) di spiritualità.
Quando ormai l’Apocalisse (in greco, l’annuncio e la manifestazione delle cose nascoste), è davanti casa, il protagonista (Mel Gibson) ex pastore episcopale che ha smesso l’abito talare perché ha perso la fede in seguito alla morte della moglie in un incredibile incidente, capirà che è arrivata l’ora di chiedersi se credere ai segni e ai miracoli, oppure se pensare che tutto sia governato dal caso, responsabile anche di quelle piccole circostanze che noi chiamiamo coincidenze.
Prima di morire, la moglie gli sussurra di “imparare a vedere” e chissà che questo non sia il fine dei creatori degli agroglifi: aprire la mente dell’uomo con degli “impulsi sinaptici”(5), per risvegliare quella parte di “DNA muto”(6) – cioè inattivo, nda – così come viene rappresentato dai nativi americani (7).
Aprire la mente, significa soprattutto varcare lo Stargate e viaggiare attraverso i vari universi. Shyamalan visualizza questa concezione nella maniera più semplice, con una scena forse un po’ ridicola (cfr. SGM3) se la si guarda senza un appropriato background, partendo da un’elementare metafora: la porta di un ripostiglio.
Archetipo delle nostre paure, capace di far regredire la mente fino all’infanzia, in una dimensione onirica: “Ci sei anche tu nel mio sogno?”, chiede la figlia (8) al Pastore; perché l’aprire quella porta, il buio antro “dietro cui il male risiede”, ha il suo caro prezzo.
Il male, altro non è che l’abbandono di tutti gli schemi preconcetti, ancestrali stereotipi che si materializzano nel corpo a corpo con l’alieno, la bestia.
Dallo scontro vincente, e dopo la lenta zoomata in avanti, sempre da una porta, da un piccolo spiraglio insieme alla luce, uscirà l’uomo nuovo, in grado di far riscrivere la storia e regalare all’umanità un nuovo, radioso futuro…

Note:
1. Cfr. G. C. Andrews, “Extraterrestri. Amici e ostili”, Macro Edizioni, 2001.
2. V. Sgarbi, “Davanti all’immagine”, Rizzoli, 1989.
3. Di recente sono comparsi cerchi formati addirittura con gli alberi. Da “Stargate -Linea di Confine” del 13/10/02.
4. V. Sgarbi, op. cit.
5. Da “Il Tagliaerbe” (1992, B. Leonard). Titolo a parte, concettualmente, il film che forse più di altri si avvicina a “Signs”.
6. Da “X-Files: La verità”, ultimo episodio.
7. C. Malanga, “Il significato alchemico”, in “Stargate Magazine n° 2”.
8. La bambina ha una sorta di disgusto per l’acqua, fonte di vita, ma completamente avversa agli alieni. Solo una coincidenza? Come la preveggenza della madre in punto di morte? O quest’ultima è stata rapita, inseminata e per questo la figlia ha lo strano disagio?

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Una Risposta to “LE CORDINATE DEL ATTACO ALIENO”

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