Santilli e Roswell: la testimonianza di un poliziotto militare

Santilli e Roswell:
la testimonianza di un poliziotto militare




Da dieci anni il ricercatore Ed Gehrman cerca di verificare l’attendibilità delle informazioni correlate alla divulgazione del filmato dell’Autopsia Aliena. Sei anni fa Gehrman ricevette la testimonianza di un ex-poliziotto militare che rivelava di aver partecipato alle operazioni sul luogo dell’incidente di Roswell.
Egli vide uno degli esseri, le cui fattezze erano identiche alla creatura sottoposta
ad autopsia nel Santilli Footage



(articolo redatto nel Maggio 2000 e non aggiornato)


Il caso Roswell. Un rompicapo senza fine e ormai da cinque anni accompagnato, propriamente o meno, dal Santilli Footage, il filmato della cosiddetta Autopsia Aliena divulgato dal documentarista inglese Ray Santilli ed oggetto di una controversia mai sopita, mai risolta. Ci stiamo avvicinando alla soluzione del problema Autopsia Aliena? Ne parliamo più avanti, infatti nella questione si è aperto uno spiraglio. Partiamo però dallo scenario dell’incidente di Roswell. L’estate 1947 vide uno o più schianti di oggetti volanti non identificati sul territorio del New Mexico, in un’area che si estende per centinaia di chilometri e che rappresentava all’epoca, ma tutt’ora deve svolgere un ruolo assai simile, il fulcro della Difesa statunitense, con le installazioni di Roswell, Los Alamos, Alamogordo e White Sands, cioè basi aeree, laboratori atomici, poligoni missilistici. Impossibile, sarebbe stato, in simile contesto, emettere un comunicato stampa errato, quello che l’otto Luglio dichiarò che “un disco volante era stato recuperato dai militari”. Perché il comunicato non nacque da indizi o da testimonianze strampalate, ma da una situazione “de facto”, in cui il personale di intelligence e l’ufficio stampa della base di Roswell si trovarono coinvolti. Che poi sia arrivata la smentita, con la storia del “pallone sonda”, ormai sembra irrilevante. Che l’Aeronautica statunitense abbia goffamente liquidato la faccenda nel 1997, con il “Roswell Report: Case Closed”, un voluminoso fascicolo che attribuisce tutto ad un mastodontico malinteso dato da palloni sonda e manichini, anch’esso è irrilevante. Non esiste infatti ricercatore che si rispetti, in questo mondo dell’ufologia tanto diviso da mille rivoli di saggezza, che non sappia in cuor suo come andarono le cose e che dia alla versione ufficiale del governo USA il benché minimo credito. Il problema è che sono morti quasi tutti, i testimoni dell’epoca, e chi è ancora in vita ancora oggi non ha il coraggio di parlare. O preferisce restare anonimo.
Lo stesso avviene con l’autopsia filmata, il cui autore – conosciuto come “Jack Barnett”, ad oggi apparentemente residente in Florida, ormai almeno ottanseienne – resta nell’ombra. Senza averne stabilito la reale identità, senza una sua testimonianza definitiva ed inoppugnabile, senza verificarne le credenziali, senza un suo “affidavit” (dichiarazione giurata, come quella rilasciata dal Colonnello Corso, deceduto subito dopo) che vena reso noto pubblicamente, le ricerche su un documento come il filmato dell’Autopsia Aliena, restano a un punto morto.

I trasporti via terra

Il Santilli Footage ha reso tutto più complicato. Laddove le creature (a sei dita) filmate (e le circostanze) dell’autopsia cui si riferisce il fantomatico cineoperatore “Jack Barnett” non corrispondono alle classiche coordinate dell’incidente di Roswell (due schianti, uno a Corona, uno nei piani di San Augustin, fra il 3 e il 4 Luglio 1947) e alla morfologia delle creature (EBE a quattro dita), mentre “Barnett” colloca le sue riprese in una data (31 Maggio 1947) ed in una zona (Socorro) diverse. Socorro si trova quasi a metà strada fra Corona e Magdalena, la provincia dei Piani di San Augustin. All’epoca, gli spostamenti in queste regioni accidentate e desertiche si affrontavano o a dorso di mulo o mediante campagnole, e i tempi di percorrenza erano piuttosto lunghi. Il solo Colonnello Corso (v. “Il Giorno dopo Roswell”, ed. Futuro) ha aggiunto un elemento importante in merito – non alla data – bensì alle modalità del trasporto dei materiali più delicati (cadaveri delle EBE) dal luogo dell’incidente a Wright-Patterson e Fort Worth: a suo dire si scelse, per ragioni di sicurezza, un trasporto via terra, a bordo di camion. Noi riteniamo, sulla base del controllo incrociato di tutti i dati, testimonianze incluse, plausibile la seguente ipotesi: si verificarono diversi incidenti, le creature sarebbero state di almeno due tipi diversi e i trasporti furono pianificati ed eseguiti in un arco di tempo che va dai primi di Giugno ai primi di Luglio 1947.
In questo scenario emerge ora un testimone oculare, anonimo, del recupero dell’UFO di Roswell, il quale ne delinea un collegamento con il Santilli Footage. La percentuale di ufologi che sostengono l’importanza di tale testimonianza e la sua possibile validità è inferiore rispetto a quanti ritengono il contrario. L’informatore, un ex MP (poliziotto militare) è in contatto con un ricercatore piuttosto noto e serio, Ed Gehrman, che ha reso nota questa testimonianza il 31 Marzo 2000 via Internet.

La premessa di Gehrman
Diversi mesi fa, durante un’animata discussione sul sito internet di UFO UpDates, Toronto) riguardante l’Autopsia Aliena, ricevetti una e-mail da una persona sconosciuta. Andò subito al sodo. Mi consigliò di continuare a difendere il filmato dell’autopsia, giacché le creature visibili nel footage non erano false né contraffatte. Lo sapeva perché lui stesso aveva visto le creature. Era di stanza a Roswell quando avvenne l’incidente! Da allora sono rimasto in contatto con lui, scambiando informazioni, ma solo pochi giorni fa mi ha riferito l’intera storia. Ecco la sua versione degli eventi, a Roswell, il 3 Luglio 1947.

Il racconto del Poliziotto Militare
“Mi scuso per il ritardo, ma ho cercato di focalizzare i miei ricordi. Ecco delle informazioni da cui partire. L’incidente che io ho visto si era verificato in quella che chiamano “La Roswell location”, non la “Brazel location” (la fattoria di Mac Brazel a Corona, N.d.R.), sita nei Piani di San Augustin. Ero di stanza alla base e fui portato sul posto insieme ad altri soldati per isolare l’area. Io ero un MP. Tutti gli uomini di guardia in loco quella mattina erano MP della base. Ho ancora i miei regolari documenti che attestano il mio servizio presso la base di Roswell. Mi sono congedato nel 1948. Dopo gli eventi, alla base se ne parlò appena. A molti di noi era stato ordinato di mantenere il silenzio. L’unica persona della base con cui parlai fu Pappy Henderson (il pilota di uno dei cargo aerei che operarono il trasporto a Wright-Field, N.d.R.). Ci fidavamo l’uno dell’altro. Mi sono confidato con mio figlio solo dopo che del cinquantenario di Roswell si occuparono tutti i giornali. Era ora che conoscesse la verità. Mia moglie è morta cinque anni fa. A lei non l’ho mai detto. Questa è la mia ricostruzione dei fatti.

Faceva un caldo infernale
Ricevetti una chiamata verso le 11:OO di sera, per un rapporto d’emergenza. Salii su una jeep, seguito da diversi colleghi, di cui non ricordo i nomi. Guidammo per circa due ore e mezzo, due ore e 45 minuti, in una zona semi-desertica, era notte fonda e le sole luci erano quelle della jeep. Non incontrammo centri urbani, ero solo da 4-5 mesi nella base e non conoscevo la zona. La nostra velocità, su strada normale era di 40-45 miglia orarie, molto più lenta su sterrati, l’unica maniera per raggiungere il posto era fuori strada. (Credo che ci dirigemmo ad ovest sulla 70, ancora ad ovest sulla 380) – il punto dove dovrebbe avere visto il segnale “Socorro”, nota di Ed Gehrman – poi girammo verso sud, all’altezza o nei pressi di Carrizozo sulla 54, anch’essa allora non asfaltata. Per quanto possa ricordare, erano le due-tre del mattino del 4 Luglio. Certamente non Maggio o Giugno, faceva un caldo infernale, da piena estate in New Mexico. Appena arrivati, la prima cosa che notai furono le luci dei riflettori e mi chiesi cosa diavolo stesse succedendo. Il Colonnello Blanchard ci ordinò di montare la guardia. Vidi lo scafo e pochi secondi dopo vidi la creatura. Direi di averli osservati per quattro-cinque minuti, quantunque ci avessero detto di piazzarci di spalle rispetto alla nave.”

Un oggetto a forma di manta
“Non vidi tutte le creature, ma solo una, mentre la coprivano con un telo e la caricavano su un camion. Aveva sei dita, non tre o quattro. Mentre la deponevano su una barella, un suo braccio scivolò urtando un MP. Fu allora che mi resi conto che era strana. Guardai meglio e notai che aveva sei dita. Qualcosa che non si dimentica! Aveva una testa grossa, pelle pallida, un colorito quasi orientale ed era piccola, circa un metro e mezzo, suppongo. Lo dedussi dal fatto che, benché disteso, il corpo era più corto di quella barella. Lo rammento come se fosse successo ieri. La creatura visibile nel filmato dell’autopsia aliena è esattamente uguale a quella che vidi io. Può quindi immaginare il mio shock quando vidi il filmato in TV. Mi sentii quasi morire. Ho visto tutto il filmato dell’autopsia e la scena dei rottami. Direi che tali rottami provenivano dall’interno del velivolo, sulla cui superficie non vidi alcuna insegna.
La creatura indossava una tuta argentea, niente casco. Non mi fu permesso di guardare all’interno dello scafo. Dovevamo piantonare l’area volgendo le spalle alla nave e assicurarci che nessuno si avvicinasse. Lo scafo si era schiantato contro le rocce, frantumandole e spaccandosi nella parte anteriore. La fiancata sinistra presentava un enorme squarcio, che si estendeva dal centro verso il basso. A me parve come se qualcosa fosse esploso all’interno del velivolo. Mi trovavo a quattro o cinque metri dall’oggetto, che era a forma di ‘Manta’, con una serie di strane piastrelle sulla parte ventrale da cui proveniva un insolito brillio. Era scuro e i riflettori non erano stati ancora posizionati, così riuscii a osservare quello strano riverbero. I militari piazzarono anche dei fari verso l’esterno, in modo tale che nessuno a distanza potesse distinguere alcunché dell’area. L’intera zona era piena di gente che non conoscevo. Truman (l’allora presidente USA, N.d.R.) non era sul posto, ma erano presenti molti ufficiali del DOD (Dipartimento della Difesa) in comando. Molti degli agenti della MP erano in borghese, qualcuno in giacca e cravatta. Il ‘debriefing’ (ordini impartiti a fine servizio, N.d.R) fu condotto da quelli del DOD, o almeno così si qualificarono, dal che dedussi che a comandare erano loro. Il Colonnello Blanchard, il mio ufficiale in comando, dirigeva l’operazione.
Ci spostammo, per dar modo all’autogru di issare il velivolo sul pianale di un autocarro militare per essere coperto con una grossa tela cerata. Fu l’ultima volta che lo vidi. Posso anche dirle con certezza che le creature vennero portate alla base (di Roswell, N.d.R.) e poi trasferite per via aerea in varie località, inclusa Wright-Patterson. Dopo, mi venne detto di dimenticare tutto ciò che avevo visto. Fui condotto nell’ufficio del Colonnello Blanchard, lui non era presente. Due uomini in abiti civili si qualificarono come DOD e mi intimarono di non farne parola con nessuno, neppure i parenti, nell’interesse e per il bene del paese e della mia famiglia.

L’hangar 84

In seguito ci furono solo voci. La maggior parte di noi ha avuto paura di parlare. So che tre autocarri militari giunsero alla base carichi di parti dello scafo, che poi vennero trasportate a Wright-Patterson, come ho già detto, su un aereo pilotato dall’amico Pappy Henderson. Fu lui a trasferire i corpi. Secondo Pappy Henderson l’unica altra area coinvolta fu il Foster Ranch (a Corona, N.d.R.).
Il peggio era che nessuno sapeva dello schianto. A mia memoria, pochissimi alla base ne sapevano qualcosa, e non aprivano bocca. L’unica persona con cui mi confidai fu Henderson.
Conoscevo Jesse Marcel, ma solo di vista, e Cavitt (l’ufficiale d’intelligence che si recò al Foster Ranch con Marcel, N.d.R.). Non mi avvicinai mai all’hangar dove avevano sistemato lo scafo. Venimmo tutti a conoscenza del comunicato stampa (il recupero del disco volante, emesso l’8 Luglio), ma quando la storia del pallone sonda venne fuori, quelli che non ne sapevano nulla ci risero su. Pappy mi disse che non tutti gli uomini di guardia all’hangar erano poliziotti militari. Lo sorprese che alcuni civili fossero sul posto, ma fuori dall’hangar. L’hangar con i corpi e i rottami, credo fosse l’84. Avevo trentadue anni all’epoca. Ci penso sempre. Uno spettacolo che non puoi scordare. Ti viene da dire: ‘Mio Dio! Qualcosa da un altro mondo è giunto qui e il Governo vuole che nessuno lo sappia’. Ripensando a quei giorni ti convinci che se ne avessi parlato con qualcuno, mi avrebbe preso per pazzo. Solo dopo aver saputo che altri erano usciti allo scoperto, mi sono deciso a farlo anch’io. Mi domando se la verità verrà mai a galla. Il problema oggi è che non abbiamo nessuna prova, niente da mostrare. Credo che qualcuno a Washington abbia fatto in modo che il mondo non ne sapesse mai nulla. Io spero e prego che la verità esca fuori presto. Sto invecchiando e, prima di morire, vorrei che la gente sappia la verità.”


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