Tratto dalla rivista area 51 UFO e Intelligence

UFO e Intelligence:

Gli Uomini Giusti

Di Maurizio Baiata

Gli uomini giusti, al posto giusto nel momento giusto: sono i cosiddetti “rivelatori ”, le gole profonde apparse più prepotentemente negli anni Novanta sulla scena ufologica internazionale (dal dopoguerra in poi mai mancate, peraltro, ma certamente fattesi più audaci dopo il crollo del muro di Berlino) e, in alcuni casi, scuotendola dal suo torpore.

Ex appartenenti all’intelligence statunitense, alti ufficiali in congedo, come i colonnelli Philip Corso, Wendelle Stevens, Donald Ware, il sergente maggiore Robert O’ Dean, agenti speciali, come il dottor Michael Wolf, o il sergente Clifford Stone – gente che aveva fatto di tutto, dallo spionaggio elettronico alla tortura fisica, dalle operazioni di recupero di scafi alieni precipitati alle analisi d’ufficio nel grigiore di Bruxelles – all’apparenza hanno vuotato il sacco, apertamente denunciando la “strategia del silenzio” sugli UFO del governo statunitense.

All’apparenza, mi son permesso di dire qui. Personalmente, quasi mai ho dubitato della loro buona fede, conoscendoli direttamente, ma negli ultimi tempi nella mia mente hanno cominciato ad affollarsi i ricordi e, diciamo così, nel cercare di fare ordine, ho pensato che la cosa migliore fosse metterli giù, su carta si direbbe. Non si sa mai.

Il primo ad aiutarmi ad allargare la visuale, è stato Michael Wolf. Con lui ho sempre e soltanto conversato telefonicamente. Con lui però credo di essere riuscito a stabilire un “rapporto speciale” che ci ha reso amici, innanzitutto, anche se a distanza, sino a voler fortemente, entrambi, la pubblicazione di “Catchers of Heaven”, il suo libro in edizione italiana (“Afferrando il Cielo”, ed. Futuro, 1999).
Wolf mi disse: “Vedi Maurizio, io sto ancora pagando per quello che ho fatto. A loro non è bastato aver eliminato mia moglie e mio figlio, mi hanno lentamente e inesorabilmente avvelenato per questi lunghi anni e ciò che mi resta da vivere lo devo trascorrere qui, senza poter uscire di casa, sotto il loro costante controllo. E, ironia della sorte, sono ancora al loro servizio.

Ma è una scelta che ho dovuto fare tanti anni fa e sapevo quello che mi attendeva”. Loro chi? Glielo chiesi a più riprese – “La NSA è la mia appartenenza di facciata. Loro sono altri. Mi tengono in vita perché gli servo, come gli sono servito in passato” mi rispose il dottor Wolf.
Un attimo, qui c’è una differenza con Corso. Corso dice: ho sempre fedelmente servito il mio Paese, e ho lottato e lotterò per sempre contro il comunismo”. Ovvero, il nemico di Corso – a parte gli alieni – era bell’e confezionato da una vita, non che le cose per il colonnello italo-americano fossero poi tanto cambiate da quando aveva lasciato l’Italia, per la Germania e poi di ritorno in USA e poi altre missioni speciali… tutto ok, tutto al soldo della stessa bandiera, tutto agli ordini dei suoi superiori, di cui conosciamo nomi e cognomi e poi il curriculum militare di Corso parla da sé. Tutt’al più, lascia sgomenti il fatto che l’anziano militare avesse deciso di scegliere proprio l’Italia come proscenio per le sue più ficcanti rivelazioni.
Ma, insomma, Corso ha lavorato sempre e soltanto per il Pentagono e per Washington. A prescindere dal nemico o dall’incarico assegnatogli, Corso si è mosso sempre – sembra – entro i confini della più pura, anche se spietata- attività di Intelligence. Con Wolf la cosa è diversa. Quei “Loro” a cui Wolf si riferisce davvero non hanno nomi, facce, numeri di matricola, gradi. Loro se ne stanno nell’ombra ed è stato per questi fantomatici “loro” che Wolf ha lavorato.
Cosa sappiamo di tale organizzazione? Fa parte del gioco normale, cioè è inserita in una delle scatole cinesi che caratterizza la questione ufologica nel suo complesso? Oppure è indipendente, autonoma, agisce senza tenere conto del “need to know” di altre strutture più o meno correlate? La risposta potrebbe essere la prima. Lo desumiamo dalla storia di Michael Wolf e da quel poco che su di lui abbiamo potuto verificare qui in Italia.

Si era nell’ormai lontano 1999 e la redazione di UFO Network e Dossier Alieni si trovava in un villino sulla via Nomentana, una dozzina di kilometri oltre il Grande Raccordo Anulare. Un bel giorno vengo contattato telefonicamente da un signore del cui nome credo di poter rivelare solo le iniziali, T. L. Gli chiedo il motivo della sua telefonata e in breve si decide un incontro in redazione. Siamo seduti al tavolo della sala riunioni. Uno di fronte l’altro. Giornalista, esperto medio-orientalista, cultore di antiche tradizioni e fluente nelle lingue ebraica e araba, T.L. ha passato da un po’ la sessantina, è appesantito, ed un po’ affaticato, ma i toni e i modi sono da vero gentleman. Vestito blu. Non si propone per una collaborazione, come avevo pensato, bensì vuole conoscermi per il piacere di scambiare quattro chiacchiere. Ed esordisce: “Lei sembra particolarmente interessato ai collegamenti esistenti fra la questione UFO e i Servizi segreti. Anche io, per hobby, nutro questo interesse. Ma vede, frequentando ambienti della diplomazia internazionale, è logico.” Ah sì, e perché? – “Lasciamo perdere, piuttosto, Lei è in contatto con chi?” – Con i ricercatori di mezzo mondo, risposi. Specificando che alcuni rapporti, necessariamente, venivano portati avanti direttamente solo attraverso gli incontri alle conferenze, per la maggioranza dei casi tutto avveniva con scambi telefonici, fax, e-mail. T.L. sembrava un po’ interdetto. “Fra un paio di giorni parto per Tel Aviv – mi disse – al seguito di una delegazione di governo, il mio ruolo è quello dell’interprete. Giro il mondo, Lei invece se ne sta qui tranquillo.” – Mica tanto, replicai, anche a me le emozioni non mancavano.
Ad esempio, la conoscenza di un personaggio come Michael Wolf, azzardai, era di per sé problematica. “Michael Wolf? Vuoi dire Kruvant, Michael Kruvant?”. Il sangue mi si gelò nelle vene. T.L. conosceva il vero cognome di Michael Wolf.
Il nome circolava in ristretti ambienti ufologici da pochissimo tempo. In Italia lo conoscevano certamente Paola Harris, Adriano Forgione, il sottoscritto, pochi altri. Con la Harris, in particolare, ci eravamo accordati per non divulgare il nome Kruvant, per espresso desiderio di Michael. Il mio viso doveva aver assunto un’espressione più beota del solito: non solo quell’uomo davanti a me ne era a conoscenza, ma era passato disinvoltamente dal “lei” al “tu”, come a dire, “bene giovanotto, ora possiamo giocare a carte scoperte”. E infatti seguì un’esposizione che ora cercherò di sintetizzare. T.L. confermava il ruolo di “agente speciale” di Michael Wolf Kruvant, in quanto la sua attività era nota ed era monitorata dalla struttura alla quale L.T. apparteneva, attiva in Italia. Il training di Michael e di L.T. era destinato alla formazione di personale qualificato in operazioni nel campo diplomatico internazionale. Gli ordini arrivavano ad entrambi da un “direttore”: James Jesus Singleton. “Un nome ultra top secret, da non rivelare”.
Wolf, al telefono, mi aveva dato esattamente lo stesso nome, sottolineando che ne parlava al telefono – consapevole che la telefonata era certamente registrata – perché non aveva nulla da perdere ormai. Dal canto suo, L.T. non fece mistero dei suoi incontri con Michael Wolf, soprattutto in occasione di corsi di aggiornamento, e “briefing internazionali” ai quali avevano preso parte. “So che Michael sta molto male. Fagli i miei auguri”.
Di quell’incontro mi resta questo. L’impressione di aver sfondato una porta aperta, di aver squarciato un velo inesistente. Ma come? Il giornalista interprete italiano con ascendenze ebraiche e amicizie palestinesi conosce Michael Wolf? Allora non è vero il meccanismo impermeabile dei compartimenti stagni, non è vero, come dice Corso, che è meglio confidare un segreto al tuo nemico piuttosto che all’amico. Non è vero, soprattutto, che gli Italiani siano così fuori dal gioco.

Ma quel signore che sedeva all’altro capo del tavolo nella sala riunioni (antistante la cucina) della mia redazione, che tanto sapeva di Michael Wolf, cosa sapeva di me? Mi si perdoni il gioco di parole. Ma, non lo saprò mai. Perché L.T. è morto un paio di anni fa. Niente “coccodrilli” di stampa. Niente notizie su di lui. Solo un annuncio funebre, da parte della famiglia. Peccato, era una persona gentile.

Nota dell’Autore

In questo articolo viene omesso il nome della fonte dalla quale sono state ottenute le nostre informazioni su Michael Wolf. Trattandosi di persona deceduta, risulta impossibile ogni ulteriore verifica sulla veridicità delle sue affermazioni.
Tuttavia sono pronto a sostenerle in qualunque sede, anche con l’ausilio di un’ulteriore testimonianza


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