Tratto dalla rivista area 51 Il caso June Crain

Il caso June Crain

  

Un frammento metallico, proveniente dai rottami di un oggetto precipitato, finisce nelle mani di un’impiegata della base di Wright-Patterson

 Di William Hamilton III

June Crain lavorò per il governo statunitense come impiegata civile nella Base Aeronautica di Wright-Patterson, in Ohio, dal 1942 al 1952. Era molto orgogliosa del suo lavoro. Furono proprio l’orgoglio e la lealtà la causa del dilemma in cui si venne a trovare. Era legata dal giuramento che aveva fatto, ma non riusciva a tollerare l’inganno da parte di nessuno, tanto meno se arrivava da un ufficiale o un funzionario di qualsiasi livello del governo, come avrebbero dovuto imparare a loro spese certi discutibili politicanti locali!

Ciò che la incolleriva maggiormente era quella grande ipocrisia: ovvero il fatto che, mentre da un lato l’esistenza degli UFO veniva ufficialmente negata, dall’altro le era spesso capitato di ascoltare, nei laboratori segreti in cui lavorava, le conversazioni fra scienziati e ingegneri che discutevano di manufatti e di corpi recuperati dai rottami di UFO precipitati al suolo. Era convinta che il pubblico dovesse conoscere la verità. Quella che segue è solo una parte dell’intervista concessa da June Crain a James (Jim) E. Clarkson, un ricercatore che da oltre 20 anni si occupa di indagini in campo ufologico. In particolare, l’intervista riguarda un campione metallico proveniente dai rottami di un’astronave precipitata.

 

Jim: È vero che qualcuno le mostrò effettivamente un frammento di qualcosa?

June: Sì, fra il 1951 ed il 1952.

Jim: Okay, chi glielo mostrò?

June: Dunque, non ricordo bene, fu il Colonnello Rose, oppure il Capitano Wheeler, facevano entrambi parte del personale, nel Corpo Paracadutisti. Comunque sia, uno dei due entrò nel mio ufficio. Lì, alla base, mi prendevano in giro perché non riuscivano ad inquadrarmi. Così lui gettò l’oggetto sulla mia scrivania. Si trattava di un pezzo… grande più o meno così…

Jim: Grande quanto un biglietto da visita?

June: Sì, all’incirca, era piegato così. E lui disse: “Ehi, June, tu che sei in gamba, vedi se riesci a strappare questa cosa. Avanti, spezzala.” Così la presi e la piegai torcendola, poi la misi giù e, con uno schiocco, riprese immediatamente la forma iniziale. Tornai alla scrivania e lui mi disse: “Tagliala. Su, provaci.” Tirai fuori le mie forbici dal cassetto della scrivania e cercai di tagliarla e, sa una cosa? Non riuscii, in nessun modo, nemmeno a scalfire quel frammento di metallo. Era leggero come una piuma. Lo tenevo in mano e… direi che non pesava nemmeno quanto queste due carte… non pesava quasi nulla. Era così leggero, ma forte, ed aveva uno spessore… di circa… vediamo, ecco, era spesso più o meno così.

Jim: Quindi era piuttosto spesso, ma non pesava quasi nulla?

June: Era quasi senza peso, proprio come una piuma. E così forte… aveva un colore grigiastro, tipo grigio piombo, e si poteva notare che all’interno era differente, che c’era una sorta di rivestimento sul lato esterno. Entrambi i lati erano identici e sembrava che l’interno avesse una specie di color piombo chiaro al centro.

Jim: Come erano i bordi dell’oggetto? Lisci e uniformi, o sembrava un frammento facente parte di qualcos’altro?

June: Erano uniformi. Allora io dissi: “Di che si tratta?” e lui mi rispose: “È un pezzo di astronave. Sono appena tornato dal New Mexico e me lo sono portato via.” Vede, in primo luogo, lui non aveva niente a che vedere con quella faccenda, ma…

Jim: Quindi stava infrangendo le misure di sicurezza?

June: Sì, senza dubbio.

Jim: Nell’arco degli ultimi quarant’anni ci sono stati miglioramenti e cambiamenti nei materiali, nella plastica e nei metalli. Lei ha mai visto altro di simile, da allora ad oggi?

June: No, mai… io ho un acuto spirito di osservazione, per le cose, gli oggetti metallici, alimento la mia curiosità costantemente perché non dimentico mai cosa vidi quella volta e devo ancora riuscire a trovare un altro oggetto che abbia quelle proprietà, quell’aspetto e una tale leggerezza!

Jim: La forma era leggermente a “V”?

June: Era un po’…

Jim: Appena accennata o proprio curva?

June: Direi piuttosto curva… Era praticamente indistruttibile.

Jim: Quell’uomo non disse nulla?

June: Afferrai le forbici in questo modo, con forza, ma non riuscii nemmeno a intaccarlo, nulla. Lui continuava a chiedermelo, allora provai in tutti i modi a romperlo, a strapparlo, ma inutilmente.

Jim: D’altra parte, non avevano mai ammesso che c’era stato un UFO crash.

June: Se l’incidente non era mai avvenuto, come potevano affermare che si trattava di modellini?… Hanno frainteso il crash del ’48 e quello di cui parliamo accadde nel ’51 e… loro unificarono i due avvenimenti. Ma niente affatto… È un insulto verso di me e voglio dire che io sono l’ultimo membro di quel distaccamento di paracadutisti e so cosa accadde fra il ’51 e il ’52. Ci fu un UFO crash in quel periodo e forse anche due. Quello di Roswell fu diverso, fu nel 1947. Che io sappia ci furono tre diversi incidenti; non potrei garantire che ve ne sia stato un quarto…

Jim: Lei ne sentì parlare quando lavorava alla Base di Wright-Patterson?

June: Sì. Uno fu quello di Roswell e poi ce ne furono altri due.

Jim: Allora, a cosa si riferivano, con la storia del pallone meteorologico precipitato al suolo…

June:  Quei tizi quasi si spaccarono in due dalle risate…

Jim: Questo quando accadde?

June: Fu in occasione di un altro incidente UFO.

Jim: Ok, risalente al 1951, o al ’52?

June: Sì, avvenne nel ’51, ’52. Sempre dalle parti di Roswell.

Jim: Ah, ecco. E usarono la storia del pallone, all’epoca?

June: Senza dubbio.

Jim: E quei tizi sapevano che era una menzogna?

June: Certo. Vede, il fatto è che tutti questi UFO crash, per qualche misteriosa ragione, avvennero sempre intorno all’area di Roswell.

 

Purtroppo, questo è tutto quello che possiamo sapere di June Crane. June è morta poco tempo dopo che James Clarkson ebbe portato a termine le sue indagini.

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Una Risposta to “Tratto dalla rivista area 51 Il caso June Crain”

  1. Queste testimonianze di gente al di sopra di ogni sospetto, come i vari astronauti o anche piloti civili o professionisti vari si scontrano violentemente direi, con l’incredulita’ di altrettanti personaggi anche essi insospettabili. Si crea cosi uno stallo alla divulgazione su riviste scientifiche o al dibattito. Proprio cio che dovrebbe esserci per poter a livello di opinione pubblica uscire dall’ impasse e arrivare a qualche punto fermo da cui ripartire. Il fatto che non si crei un gruppo di discussione seria e scientifica con persone autorevoli mi fa dubitare della autenticita’ di queste storie. Voglio dire: si prenda quell’ astronauta che ha visto le astronavi sulla luna e lo si ponga di fronte alle sue responsabilita’ davanti all’ opinione pubblica e gli si ponga un altro personaggio autorevole scettico davanti. Sicuramente sarebbe un programma televisivo da 2 miliardi di odience e darebbe a noi la possibilita’ di farci un idea piu precisa

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