Tratto dalla rivista area 51 LA REALTA SUL LA ABDUCTIONS

La sindrome di “Taken”
e la realtà delle Abductions

  (il seguente articolo riporta alcuni stralci di interviste dell’autore ad uno dei più famosi e autorevoli esperti del settore, l’americano Budd Hopkins)

 Di Maurizio Baiata  

Nel corso degli ultimi 15 anni sono stato avvicinato da alcune decine di persone che mi hanno riferito delle loro esperienze di presunto “contatto alieno” o, per come oggi si usa definire, “rapimento” o “abduction”. Si tratta di casi avvenuti a cittadini italiani, qui nel nostro Paese e altrove. Del caso dell’americano  Travis Walton sappiamo qualcosa. Si deve alla sua stessa penna – Walton è autore di due notevoli libri, “The Walton Experience” 1978) e “Fire in The Sky” (1996), e alla videocassetta del film “Bagliori nel buio” (Paramount, 1996) se la sua storia ha fatto il giro del mondo.
Cinque Novembre 1975. Poco dopo il tramonto, Travis Walton, un taglialegna di Snowflake, Arizona, viene investito da un fascio di luce verde-bluastra fuoriuscito da un UFO, svanendo sotto gli occhi dei suoi sei compagni di lavoro.
Walton non vide e percepì nulla, ma in seguito avrebbe ricordato di essersi ritrovato a bordo dell’astronave, al cospetto di strane creature non terrestri. 



Budd Hopkins

 I sei testimoni, compagni di lavoro del Servizio Forestale: il caposquadra Mike Rogers, Kenneth Peterson, Allen Dalis, John  Goulette, Dwayne Smith e Steve Pierce e vedendolo sparire, spaventati, si erano allontanati a bordo del loro furgone. Travis scomparve per tre giorni, poi sarebbe stato restituito alla sua vita. Del caso Walton si occupò anche l’ottimo professor Joseph Allen Hynek, che si espresse favorevolmente in merito alla sua autenticità. Alcuni ricercatori sostengono che fu proprio l’attendibilità del caso Walton, accertata direttamente da Hynek, a creare un problema per le agenzie “di sicurezza” che già all’epoca, segretamente, si occupavano del fenomeno abductions. La classificazione di Hynek – nella distinzione fra le varie tipologie di Incontri Ravvicinati – di fatto aveva escluso il fenomeno abduction (un vuoto successivamente colmato dai colleghi del Cufos statunitense fondato da Hynek) quale elemento casistico di rilievo nell’indagine ufologica. Eppure, il famoso astronomo – considerata la sua enorme notorietà dopo il successo del film di Spielberg “Incontri ravvicinati del 3° Tipo” – e consulente USAF (nonché CIA), era certamente in possesso degli elementi sufficienti per sciorinare, di fronte all’opinione pubblica americana ed internazionale, una concreta massa di dati concernenti episodi accertati di “interferenza aliena”. Ma non lo fece. Ne parlava in privato, ad esempio con l’amico psicologo Leo Sprinkle già addentro negli studi e già propugnatore dei “gruppi terapeutici”, con i suoi assistenti e colleghi, ma ne scrisse pochissimo. Le pagine che Hynek ci ha lasciato nulla aggiungevano o toglievano alla concretezza del risultato da lui raggiunto – e coordinato con i servizi segreti specificamente preposti alla questione – cioè che il fenomeno UFO era reale e che meritava di essere indagato scientificamente. Punto. Niente abductions, dunque. La materia, sembrava, non rientrava neppure negli interessi dei Servizi. Una baggianata fenomenale, un depistaggio clamoroso. La marcata distinzione fra “fenomeno UFO” e “fenomeno abductions” e la presupposta inutilità di studiare il secondo in mancanza di elementi concreti (quindi la maggioranza dei testimoni era, al meglio, preda di allucinazioni o affetta da sindromi paranoiche, o da schizofrenia) ha portato  molti ricercatori ad assumere un atteggiamento denigratorio e scettico sia nei confronti di chi vive le esperienze, sia di altri, che  le abbiano scelte come oggetto di studio.

Oggi, per disquisire un po’ di come sono andate le cose e senza farsi prendere dalla “sindrome di Taken” – che inevitabilmente starà contagiando anche le menti più illuminate della “nostra generazione” – vale soffermarsi sulla vivida memoria e sul pensiero di Budd Hopkins, l’artista e ricercatore UFO newyorchese che da oltre 20 anni ha dedicato gran parte dei propri interesse e lavoro allo studio del fenomeno, seguendone lo sviluppo dagli albori ad oggi. 

D: Come è iniziato il tuo coinvolgimento nello studio delle abductions?

HOPKINS: Allen Hynek ed io eravamo ottimi amici. Allen era stato sempre a disagio con le abductions, non gli piaceva riconoscere che avvenivano realmente. Era un uomo meraviglioso, gli volevo bene. E mi diceva “Dannazione, Budd, i risultati della tua inchiesta sono giusti, ma questo proprio non mi va giù! Non riesco neppure ad immaginare una cosa del genere!”. Tutto sommato in cuor suo ci credeva, ma ha lottato contro l’idea dei rapimenti sino all’ultimo giorno della sua vita. Non poteva accettarlo, anche se ammetteva che i casi erano consistenti.

Tornando al mio interesse, all’inizio l’argomento mi lasciava indifferente, ma nel 1964 ebbi un avvistamento diurno di un UFO. Poi, quando lessi dal caso degli Hill non ci credetti. Non potevo crederci. Arrivai ad accettarne l’idea solo nel 1967. Nel frattempo, ogni tanto, mi capitava di leggere qualcosa sull’argomento. Ma fu nel 1975 che condussi indagini sul primo caso, un atterraggio UFO con entità aliene accanto, impegnate ad estrarre campioni dal suolo. Avvenne in New Jersey, più o meno ad un miglio da Broadway, dall’altra parte del fiume Hudson. Nel 1975 gli inquirenti che da più a lungo si erano impegnati nelle ricerche UFO, erano a conoscenza di pochissimi casi di rapimento. Si riteneva avvenissero molto raramente. Nel ’75 sapevamo solo del caso Hill, del caso Pascagoula, nel Mississippi, del caso Travis Walton, di Villas Boas e di un paio di altri. Fra il ’75 e il 76 scrissi un articolo su quel caso di atterraggio. Cominciarono ad arrivare telefonate e lettere ed alcuni episodi riguardavano il Missing Time, il vuoto temporale, ovvero il sospetto che qualcosa di più fosse accaduto, qualcosa che le persone non riuscivano a ricordare, ovvero un rapimento vero e proprio. Appena presi ad occuparmene mi resi conto che i rapimenti erano numerosi, perché le persone ricordavano di aver visto un UFO, proprio come coscientemente ricordavano i coniugi Hill e Travis Walton e gli altri addotti. Scoprii che esistevano casi in cui il soggetto non ricordava di aver visto un UFO, né esseri alieni, ma c’era il Missing Time, il tempo mancante. Pubblicai nel 1981 il mio primo libro e scrissi che, innanzitutto, il fenomeno poteva dirsi estremamente diffuso. Mentre, sino ad allora, i ricercatori ritenevano i casi del tutto sporadici… la pensava così anche lo psicologo Leo Sprinkle. Invece nell’81, durante una conferenza, molto drasticamente dichiarai che ritenevo probabile che il numero delle abductions fosse superiore a quello degli avvistamenti, che assommavano già a centinaia di migliaia. Dissi che l’avvistamento in realtà era un aspetto del rapimento. Non il contrario. Si dischiuse così una enorme porta sul problema. Sempre nell’81 scoprii un altro fattore: le cosiddette Screen Memories, le memorie-schermo, ad esempio: una persona disse di aver assistito ad un incidente fra diverse automobili, un groviglio di lamiere e tante luci accese… il testimone si sentiva però a disagio, qualcosa non quadrava, c’era un Missing Time, che sotto ipnosi ricostruimmo e venne fuori che non si trattava di auto incidentate, ma in effetti era un UFO atterrato. Quell’immagine era stata impressa nella mente del soggetto. Inoltre c’erano delle cicatrici, dei segni sul corpo che le persone non ricordavano di avere prima. In conclusione, fra i diversi fattori, il più dirompente era la larghissima diffusione del fenomeno.

D: La presenza di cicatrici, le procedure mediche. Sembra sia in atto un processo di progressiva ibridazione umano/aliena.

Lo scenario è il seguente: se gli alieni sono in grado di estrarre un feto da una donna, e quel feto è un ibrido, il frutto di un incrocio fra noi e loro, cosa impedirebbe loro di asportare un feto completamente umano, vale a dire prodotto normalmente da una donna? Gli alieni prendono quel feto e lo inseriscono nel loro ambiente. Il feto, una volta sviluppato, darà luogo ad un individuo cresciuto all’interno della cultura aliena, cultura… se così la vogliamo definire.  Così, una persona prelevata e portata dentro un’astronave potrà vedere attorno a sé individui al cento per cento umani, che hanno vissuto tutta la loro vita con gli occupanti alieni. Di questo ci sono le prove. Se gli alieni possono far crescere nel loro ambiente un bambino ibrido, possono far crescere anche un bambino totalmente umano, e conseguentemente quell’essere umano potrà avere un punto di vista completamente alieno.

D: Hai potuto individuare un “criterio di scelta” dei soggetti che vivono queste esperienze, di contatto e procedure mediche presumibilmente associate ad ibridazione progressive

Le cose si complicano un po’: nel mio libro “Witnessed” ho esposto un certo numero di casi che ho definito di “Elezione Aliena”. Gli alieni rapiscono o prelevano una persona. Per un paio di ore, la persona si comporterà come se fosse aliena. Poi viene riportata e tornerà ad essere un perfetto essere umano. Faccio un esempio: una donna ricorda di essere stata portata una prima volta a bordo di un’astronave, sa di essere stata addotta. La seconda volta, viene rapita ed ha indosso un’uniforme azzurra, come quella degli alieni. Non sa come mai indossi l’uniforme, priva di bottoni o di chiusure lampo. Le viene detto di uscire fuori dalla nave, che poggia sul terreno, dove c’è un’automobile ferma. Lei si avvia verso la vettura, al cui interno c’è un uomo afroamericano, spaventato a morte. La donna è scortata da due piccoli esseri alieni, due Grigi. La donna apre la porta dell’auto, afferra per un braccio l’uomo e lo tira fuori dall’abitacolo, ed insieme rientrano nell’astronave. Questo è tutto. Ha fatto quello che doveva. Viene riportata dove l’avevano presa. Per ora la sua esperienza è terminata. Ma, ovviamente, quell’uomo era stato rassicurato dalla presenza di un altro essere umano. Questo è accaduto spesso. E può coinvolgere un poliziotto, un militare, ed ovviamente un civile gli obbedirebbe subito, vedendo la divisa. In un caso, in particolare, un uomo vede all’interno della nave un umano, del tutto normale, vestito con un’uniforme dell’esercito, e sul braccio una fascia della Polizia Militare. L’addotto, che ha fatto il militare, allora si chiede “cosa ci fa qui un poliziotto militare? Forse il governo sta cooperando con gli alieni? Perché quelle uniformi? Sembra quasi uno spot dell’esercito che dice Guardate che bello, noi lavoriamo con gli alieni!?” Ovviamente, l’uomo non se ne fa una ragione, e poi entra in scena un altro individuo, stavolta vestito da nazista, e il testimone è ancora più incredulo: che ci fa un nazista qui. Il punto è che le immagini vengono imposte nella sua mente, lui non capisce esattamente cosa sta vedendo… Insomma abbiamo molti problemi. Devo dire che non nutro l’idea, in mancanza di prove, che un governo, che sia italiano o americano, mandi suo personale militare negli UFO per rapire la gente. Non lo credo proprio. Le persone sono state scelte, vedono immagini mentali, cose che in realtà non esistono….

D: Lo psichiatra John Mack ha un approccio decisamente più “positivo” del tuo.

Per quanto attiene al mio rapporto con John Mack ed al suo più positivo approccio alla questione, mi voglio riferire, per fare un esempio, a tre casi da lui studiati riguardanti tre diverse persone… si trattava di persone comuni, un rappresentante, un libero professionista, insomma persone impegnate in varie attività, tutte sui trent’anni. E tutte estremamente spaventate e confuse, come accade a quanti si diano la pena di cercare di capire la natura del loro vissuto … lo stesso accade alle persone che si rivolgono a me, hanno la loro vita, il loro lavoro e sono confuse e spaventate. Bene, John Mack mi ha detto che quelle tre persone, nel giro di pochi mesi, avevano lasciato il lavoro, e nell’approfondire cosa stesse loro accadendo e le ragioni degli alieni – fra virgolette “alieni che stavano aiutando il nostro ambiente” – anch’esse si erano fatte carico di un impegno ambientalista ed ecologico. Mack ne era molto contento. Io gli dissi, “John, in realtà la questione mi sembra semplice: se gli alieni hanno preso quelle persone per 35 anni, rendendole confuse e spaventate, mentre tu hai lavorato con loro per tre mesi e dopo, nel sentirsi meglio hanno deciso di lasciare il lavoro e cambiare vita, a chi deve andare il merito? A te o agli alieni? Senza il suo intervento quei cambiamenti non si sarebbero verificati. È un intervento umano, non di un qualcosa che viene da lassù… se non avessero incontrato John Mack avrebbero continuato ad essere confusi e spaventati e a fare lo stesso lavoro. Penso che il coinvolgimento e l’interpretazione dell’inquirente abbiano un’enorme importanza nel come la persona può affrontare l’esperienza. La divergenza con John Mack è che io non intravedo alcun elemento positivo fluire dagli alieni verso di noi.

D: E’ possibile che, dietro alcuni rapimenti, ci sia una strategia occulta terrestre, militare?

Io contesto ai governi, soprattutto a quello americano, la strategia del cover-up, l’insabbiamento delle prove nei nostri confronti, una cosa tremenda, orribile… perché il governo dice ufficialmente, ad esempio ad un bambino di sette anni, addotto e spaventato, che forse è stato sottoposto ad operazioni chirurgiche, il governo gli dice: “Non è successo niente! Stai dicendo una bugia, oppure sei mentalmente ritardato!” È incredibilmente pericoloso. Come se la polizia dicesse ad una donna che è stata violentata che non è successo, che ha incontrato uno con cui ha voluto fare sesso. Ecco perché condanno i governi. Il cover up è estremamente pericoloso per la gente. Ma in ogni caso escludo che ci sia nostro personale militare a bordo di UFO. Non penso che questo avvenga. Ci sono molte altre possibilità.

 

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