Tratto dalla rivista area 51 SKYWATCHERS Gli Ufologi dell’estate



SKYWATCHERS

Gli Ufologi dell’estate

Di Maurizio Baiata

 Oh che bel, che bel, che bel! E’ estate, la calura è opprimente, ma quando vien la sera il cielo limpido e stellato distende su di noi un abbraccio invitante fatto di misteriosi luccichii e bagliori lontani. E’ il richiamo della foresta, per quell’animale da fiuto che è l’ufologo dell’estate.
E’ giunto il momento che egli si armi e parta per lo skywatch, l’osservazione notturna del nostro firmamento, da opportuna postazione prefissata con i compagni di organizzazione ed in collegamento computerizzato via internet con altri volenterosi nottambuli.
Cosa attendono? Attendono l’UFO benevolo che si faccia vedere, così lo possono avvistare, fotografare, filmare e soprattutto… classificare: luogo e orario dell’avvistamento, coordinate geografiche, aveva la forma fatta così, era di un certo colore, i movimenti erano… bla bla, sino alla firma sotto il rapporto dell’autore… se va bene abbiamo un altro caso UFO inserito nella nostra lista, che questa estate (2004) è già nutrita, poi lo mettiamo nella casistica.

Quello testé menzionato, senza addentrarci nei bucolici meccanismi di salutari agresti escursioni, è il primo livello di skywatch di tipo organizzato e, in qualche modo, gestito da un’associazione di ricerca.
Il secondo livello è lo “skywatch contattistico”.
Io mi apposto lì, nel cuore della notte e in mezzo ai boschi, perché ho la sensazione che l’UFO si farà vedere. Qualcosa dentro di me serpeggia, come flusso di energia cosmica, che neurotrasmette la comunicazione da altrove. Non devo, né posso, mancare all’appuntamento.

Istruzioni per l’uso

Conscio di aver semplificato un po’ troppo, banalizzandole, le due categorie di “osservatori”, un dato appare però chiaro: la prima dice di non aver relazione con la seconda, e a volte viceversa.
Quelli che fanno gli skywatch seri, scientifici e con le loro strumentazioni appresso (che pesano pure) non si sognano neppure di farlo perché mossi da un’enfatica vocina interiore che sta loro sussurrando qualcosa, tipo “vieni lì che così ci incontriamo, piccolo fratello terrestre”. No, loro sono seri, non danno ascolto a queste voci, anzi, chi le sente, è fondamentalmente da considerare oggetto di altri studi. Loro seguono un manuale per l’uso, che descrive appunto le norme cui il serio ricercatore e inquirente dovrebbe attenersi, norme concernenti soprattutto il “trattamento” del testimone protagonista di un’esperienza ufologica. Di questo – del fatto che spesso durante le indagini ufologiche il testimone diviene “vittima” di attenzioni e pressioni estenuanti tese ad ottenerne le dichiarazioni, poi gli verrà consigliato di starsene buono per non esporsi a ripercussioni varie – ci occuperemo in altra occasione. Restiamo alla metodologia. Una volta raccolti gli elementi utili per l’indagine, si stila il rapporto. Tutto, nella massima discrezione e nel pieno rispetto delle regole dettate dai dirigenti della tale associazione.

Ora, nel caso degli “skywatch” si potrebbe dire che il loro fine è, appunto, l’avvistamento di uno o più UFO’s. Queste esperienze sono il fertile humus dove attecchisce il seme della ragione. Una volta che ne hai visto uno, sei convinto che esistono. Va bene, dunque gli skywatch assolvono a questo compito, hanno, per così dire, un’utilità sociale in quanto fanno crescere la curiosità, che è lontana nipote della verità.

Esperienze da raccontare

Qualcuno peraltro potrebbe ritenere che gli skywatch siano uno specchietto per le allodole – fatto salvo che è meraviglioso starsene con il naso all’insù a contar le stelle – perché assomigliano tragicamente alle attese del SETI (Search for ExtratTerrestrial Intelligence) il radioastronomico programma/truffa che ci vuol far credere che prima o poi capteremo un “loro” messaggio dallo spazio. Speranza mal riposta.
Comunque, la maggioranza degli ufologi italiani è fatta di bravissime persone, entusiaste, curiose, decise a squarciare il velo del silenzio, intelligenti e preparate, che non lascian menare il can per l’aia.
Che in buona fede magari credono che il SETI serva a qualcosa. Brave persone, ognuna con il suo mare di motivazioni e convinzioni. Se vogliono partecipare ad uno skywatch, bene, sarà senz’altro una bella esperienza. Infatti. Ma poi, con i dati raccolti, che ci si fa? I risultati di queste osservazioni sono stati resi noti? Dove sono finiti? Dove finiranno? Non porrei questi interrogativi ai capi o ai rappresentanti delle associazioni ufologiche italiane che promuovono gli skywatch, preferirei girarli invece a quei molti appassionati di UFO che, nel corso degli anni, hanno preso parte agli skywatch e che certamente non lo avranno fatto solo per rinfrescarsi alle brezze notturne.

Da quel che si vede in giro, c’è molto fermento per gli skywatch italiani in questi giorni. Bene, mentre guardiamo le stelle e il pensiero segue vaghe tracce luminose nei cieli, magari la memoria ci si riacutizza. Fino a farci porre la domanda: “Che fine avrà fatto quel mio rapporto di avvistamento del 1997?”, suscitando memorie e tante cose da raccontare. Per chi voglia parlarne, le pagine on-line di DNA Magazine sono aperte.

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